La dittatura non mi farà tacere!

"Enrica, hai già letto la lettera?"
"Quale lettera?"
"Quella che ho pubblicato questa mattina."
"Dove?"
"Sulla tua bacheca"
"Sulla mia bacheca non c'è niente. Ma oggi ho ricevuto una mail che diceva che avevi pubblicato qualcosa, ma poi non ho trovato niente e pensavo avessi l'avessi cancellata tu."
"Ora lo ripubblico. Ecco!"
"Andrea, non c'è niente. Mi è arrivata di nuovo la mail ma non c'è niente!"

BUONGIORNO ITALIA! Questa si chiama CENSURA!
Siamo tornati negli anni del fascismo, quando le testate che tentavano di fare opposizione venivano chiuse e le tipografie bruciate. Ora non c'è bisogno di fare cose così eclatanti, i giornali ormai non li legge più nessuno. Oggi si blocca la rete, il net, l'informazione vera senza partiti, padroni.
Un grande storico italiano di destra, ci tengo a sottolinearlo, Indro Montanelli disse: "La dittatura moderna non avrà bisogno di armi. Basterà che un uomo abbia il controllo dei media."

Controllano i nostri post sulla rete, i link che pubblicano i nostri amici. Decidono loro quali vanno bene e quali no.
Purtroppo, ho avuto la certezza che non viviamo più in un paese libero.

Ma la dittatura non mi farà tacere.

Ho cercato su altri siti la lettera e la pubblico qui di seguito:

“Egregio Signor Presidente del Consiglio,
le scrivo su un giornale che lei non legge, eppure qualche parola gliela devo, perché venerdì il suo disinvolto senso dello humor ha toccato persone a me molto care: “le belle ragazze albanesi”. Mentre il premier del mio paese d’origine, Sali Berisha, confermava l’impegno del suo esecutivo nella lotta agli scafisti, lei ha puntualizzato che “per chi porta belle ragazze possiamo fare un’eccezione.”

Io quelle “belle ragazze” le ho incontrate, ne ho incontrate a decine, di notte e di giorno, di nascosto dai loro magnaccia, le ho seguite da Garbagnate Milanese fino in Sicilia. Mi hanno raccontato sprazzi delle loro vite violate, strozzate, devastate. A “Stella” i suoi padroni avevano inciso sullo stomaco una parola: puttana. Era una bella ragazza con un difetto: rapita in Albania e trasportata in Italia, si rifiutava di andare sul marciapiede. Dopo un mese di stupri collettivi ad opera di magnaccia albanesi e soci italiani, le toccò piegarsi. Conobbe i marciapiedi del Piemonte, del Lazio, della Liguria, e chissà quanti altri. Tre anni più tardi le incisero la sua professione sulla pancia: così, per gioco o per sfizio.

Ai tempi era una bella ragazza, sì. Oggi è solo un rifiuto della società, non si innamorerà mai più, non diventerà mai madre e nonna. Quel
puttana sulla pancia le ha cancellato ogni barlume di speranza e di fiducia nell’uomo, il massacro dei clienti e dei protettori le ha distrutto l’utero.

Sulle “belle ragazze” scrissi un romanzo, pubblicato in Italia con il titolo Sole bruciato. Anni più tardi girai un documentario per la tivù svizzera: andai in cerca di un’altra bella ragazza, si chiamava Brunilda, suo padre mi aveva pregato in lacrime di indagare su di lei. Era un padre come tanti altri padri albanesi ai quali erano scomparse le figlie, rapite, mutilate, appese a testa in giù in macellerie dismesse se osavano ribellarsi. Era un padre come lei, Presidente, solo meno fortunato. E ancora oggi il padre di Brunilda non accetta che sua figlia sia morta per sempre, affogata in mare o giustiziata in qualche angolo di periferia. Lui continua a sperare, sogna il miracolo. E’ una storia lunga, Presidente… Ma se sapessi di poter contare sulla sua attenzione, le invierei una copia del mio libro, o le spedirei il documentario, o farei volentieri due chiacchiere con lei. Ma l’avviso, signor Presidente: alle battute rispondo, non le ingoio.

In nome di ogni Stella, Bianca, Brunilda e delle loro famiglie queste poche righe gliele dovevo. In questi vent’anni di difficile transizione l’Albania s’è inflitta molte sofferenze e molte ferite con le sue stesse mani, ma nel popolo albanese cresce anche la voglia di poter finalmente camminare a spalle dritte e testa alta. L’Albania non ha più pazienza né comprensione per le umiliazioni gratuite. Credo che se lei la smettesse di considerare i drammi umani come materiale per battutacce da bar a tarda ora, non avrebbe che da guadagnarci."
(Lettera di Elvira Dones a Silvio Berlusconi)

Resta solo una forte tristezza per tutte queste donne violate ed un senso di vergogna
per le parole di Silvio Berlusconi.
Basta dire che sono solo battute.
Se avesse voluto fare il comico sarebbe dovuto rimanere sulle navi da crociera.

(Grazie ad Andrea Borrello. Hai visto che ce l'abbiamo fatta?)

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